LE INSINUAZIONI FALLIMENTARI NEL CONTRATTO DI AGENZIA

Sempre più spesso gli agenti di commercio si trovano a dover affrontare la problematica del fallimento della società preponente e le conseguenze del fallimento nel rapporto di agenzia.
La mancanza di una disciplina specifica all’interno della legge fallimentare per il contratto di agenzia fa sorgere molto spesso dubbi circa l’identificazione dei crediti spettanti all’agente a seguito della dichiarazione di fallimento della mandante.
L’obiettivo dell’incontro di oggi è quello di chiarire – partendo dalle previsioni normative della legge fallimentare – la sorte delle diverse indennità di fine rapporto previste dal contratto di agenzia anche alla luce delle pronunce giurisprudenziali, con particolare riferimento al trattamento riservato ai relativi crediti anche sulla base delle distinzioni relative alla tipologia (persona fisica o persona giuridica).
Analizzeremo poi lo strumento dell’insinuazione al passivo, mediante il quale l’agente precisa l’ammontare dei crediti dovuti dalla mandante e la relativa documentazione necessaria. Infine, verranno dati brevi cenni sulla procedura del concordato preventivo, trattandosi di una procedura concorsuale sempre più frequente.

INDICE
1) IL FALLIMENTO: PRESUPPOSTI E PROCEDURA
2) LA PROCEDURA FALLIMENTARE
3) L’INSINUAZIONE ALLO STATO PASSIVO FALLIMENTARE
4) LA DOCUMENTAZIONE NECESSARIA DA ALLEGARE ALL’INSINUAZIONE ALLO STATO PASSIVO DELL’AGENTE
5) IL FALLIMENTO DELLA MANDANTE E IL MOMENTO DELLO SCIOGLIMENTO DEL RAPPORTO DI AGENZIA
6) LA CLASSIFICAZIONE DEI CREDITI EX ART. 2751 BIS COMMA 1 N. 3 E SULLA BASE DELLA STRUTTURA DELL’AGENTE
7) LE PROVVIGIONI
8) LE INDENNITA’ DI FINE RAPPORTO: FIRR
9) INDENNITA’ SUPPLETIVA DI CLIENTELA
10) ALCUNI ASPETTI PROBLEMATICI RELATIVI ALL’INDENNITA’ SUPPLETIVA DI CLIENTELA
11) INDENNITA’ EX ART. 1751 C.C.
12) L’INDENNITA’ DI MANCATO PREAVVISO
13) LA PROCEDURA DI CONCORDATO PREVENTIVO
14)GLI EFFETTI DEL CONCORDATO PREVENTIVO SUI CONTRATTI DI AGENZIA E LA SPETTANZA DELLE INDENNITA’

IL FALLIMENTO: PRESUPPOSTI E PROCEDURA
Il fallimento è lo stato patrimoniale di quel soggetto che a causa del dissesto o comunque della crisi imprenditoriale non è più in grado di far fronte alle proprie obbligazioni pecuniarie.
La procedura fallimentare è dunque una particolare procedura disciplinata dalla legge che, sotto il controllo dell’autorità giudiziaria (il Tribunale Fallimentare) mira a soddisfare laddove possibile totalmente, altre volte in parte i creditori del fallito secondo una regolamentazione che soddisfi criteri di parità di trattamento tra gli stessi.

Presupposti del fallimento
1) Presupposto di tipo soggettivo, dato dalla qualità di imprenditore commerciale del debitore. L’art. 1 della legge fallimentare prevede che sono soggetti al fallimento solo gli imprenditori commerciali di natura privata siano essi persone fisiche o giuridiche (non i cd. “piccoli imprenditori”).
2) Presupposto oggettivo: stato di insolvenza del debitore, cioè la situazione in cui versa “chi non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni”, avente ad oggetto il complesso delle operazioni che riguardano l’azienda.

Occorre poi distinguere tra il concetto di stato di insolvenza che attiene ad una situazione che riguarda “patrimonio del debitore” e l’inadempimento, che invece consiste nel mancato esatto assolvimento di una singola e determinata prestazione.
In ogni caso entrambe le situazioni cumulate tra loro concorrono a creare il presupposto di una dichiarazione di Fallimento.
La legge fallimentare, inoltre, stabilisce due soglie per la configurazione della fallibilità:
a) aver avuto (almeno per una volta) nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della domanda di concordato, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore ai 300.000,00 euro;
b) aver realizzato (almeno per una volta e in qualunque modo risulti), nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della domanda di concordato, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore a 200.000,00 euro;
c) avere un ammontare di debiti, anche non scaduti, superiore ai 300.000,00 Euro

LA PROCEDURA FALLIMENTARE  ISTANZA DI FALLIMENTO
viene depositata presso la sezione fallimentare del Tribunale territorialmente competente in relazione al luogo in cui l’impresa ha la propria sede principale.
Tale istanza può essere presentata da tre categorie di soggetti tassativamente previsti dalla legge:
1) il debitore che chiede il proprio fallimento;
2) i creditori di un soggetto insolvente;
3) il pubblico ministero.

DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO
Il fallimento viene dichiarato mediante SENTENZA del Tribunale Fallimentare, che:
– nomina il Giudice delegato e il curatore fallimentare;
– ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché dell’elenco dei creditori, entro tre giorni, se non e’ stato ancora eseguito a norma dell’articolo 14 l.f. (richiesta da parte del debitore);
– stabilisce il luogo, il giorno e l’ora dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo, entro il termine perentorio di non oltre 120 giorni dal deposito della sentenza, ovvero 180 giorni in caso di particolare complessità della procedura
– VIENE ASSEGNATO AI CREDITORI E AI TERZI, CHE VANTANO DIRITTI REALI O PERSONALI SU COSE IN POSSESSO DEL FALLITO, IL TERMINE PERENTORIO DI 30 GG. PRIMA DELL’UDIENZA DI ADUNANZA DEI CREDITORI PER LA PRESENTAZIONE IN CANCELLERIA DELLE DOMANDE DI INSINUAZIONE AL PASSIVO

L’INSINUAZIONE ALLO STATO PASSIVO FALLIMENTARE

La domanda di ammissione al passivo si propone con RICORSO da inviare a mezzo PEC ,

All’indirizzo PEC indicato sulla comunicazione del curatore ALMENO TRENTA GIORNI PRIMA DELL’UDIENZA FISSATA PER L’ESAME DELLO STATO PASSIVO.
CONTENUTO DEL RICORSO PER INSINUAZIONE ALLO STATO PASSIVO FALLIMENTARE
1) indicazione della PROCEDURA cui si intende partecipare e le ESATTE GENERALITÀ del creditore (Nel caso dell’agente, C.F. e P. IVA)
2) la DETERMINAZIONE DELLA SOMMA che si intende insinuare al passivo
3) la SUCCINTA ESPOSIZIONE DEI FATTI E DEGLI ELEMENTI DI DIRITTO posti a fondamento della domanda di insinuazione al passivo

l’ INDICAZIONE DI UN TITOLO DI PRELAZIONE, anche in relazione alla graduazione del credito, con riferimento al grado.
Nonché, nel caso specifico dell’agente, la DESCRIZIONE DELLE INDENNITÀ su cui si esercita la prelazione (le indennità verranno ampiamente esaminate in seguito):
– PROVVIGIONI NON CORRISPOSTE RELATIVE ALL’ULTIMO ANNO DI RAPPORTO
– FIRR NON VERSATO
– INDENNITA’ SUPPLETIVA DI CLIENTELA
– INDENNITA’ MERITOCRATICA
– INDENNITA’ EX 1751 C.C.
– INDENNITA’ DI MANCATO PREAVVISO

l’indicazione del numero di telefax, l’indirizzo di posta elettronica o l’elezione di domicilio in un comune nel circondario ove ha sede il tribunale, ai fini delle successive comunicazioni. È facoltà del creditore indicare, quale modalità di notificazione e di comunicazione, la trasmissione per posta elettronica o per telefax ed è onere dello stesso comunicare al curatore ogni variazione del domicilio o delle predette modalità.
LE DOMANDE TARDIVE
Le domande tardive possono essere depositate in cancelleria oltre il termine di trenta giorni prima dell’udienza di verifica dello stato passivo e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo.
I creditori, ammessi a seguito di presentazione di domanda tardiva, possono concorrere soltanto alle ripartizioni posteriori alla loro ammissione in proporzione del rispettivo credito, salvo il diritto di prelevare le quote che sarebbero loro spettate nelle precedenti ripartizioni se assistiti da cause di prelazione o se il ritardo è dipeso da cause ad essi non imputabili. Decorso il termine di 12 mesi e comunque fino a quando non siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attivo fallimentare, le domande tardive sono ammissibili se l’istante prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.

LA DOCUMENTAZIONE NECESSARIA DA ALLEGARE ALL’INSINUAZIONE ALLO STATO PASSIVO DELL’AGENTE

1) VISURA CAMERALE DELL’AGENTE
2) MANDATO DI AGENZIA-> AVENTE DATA CERTA
Per essere ammessi al passivo del fallimento occorre fornire la prova che il documento su cui si fonda il credito (contratto di agenzia in particolare, fatture) abbia una data certa anteriore al fallimento.
I documenti si considerano aventi data certa, quando:
– sono autenticati (e quindi vi è riportata la data) da un pubblico ufficiale.
– o quando è possibile accertare il momento della formazione del documento.
Il codice civile indica altri mezzi idonei ad attribuire certezza alla data di un documento:
– la registrazione;
– la morte o la sopravvenuta impossibilità fisica di uno dei sottoscrittori;
– la riproduzione in un atto pubblico che la scrittura abbia data certa; – un qualsiasi altro fatto che stabilisca in modo altrettanto certo l’anteriorità della formazione del documento, ad esempio: la richiesta all’ufficio postale del “servizio di data certa” da apporre sul documento o l’invio del documento tramite l’indirizzo PEC.

3) COPIA DI TUTTE LE FATTURE PROVVIGIONALI
4) CONTEGGI DELLE INDENNITA’ RICHIESTE DALL’AGENTE
5) L’EVENTUALE LETTERA DI DISDETTA O L’EVENTUALE COMUNICAZIONE DI MESSA IN LIQUIDAZIONE VOLONTARIA E CESSAZIONE DELL’ATTIVITA’ DA PARTE DELLA MANDANTE
TUTTA LA DOCUMENTAZIONE UTILE A DIMOSTRARE LA SUSSISTENZA AL DIRITTO ALLE INDENNITA’ (in particolare per il 1751 c.c.)

UDIENZA DI VERIFICA DELLO STATO PASSIVO
PROGETTO DI STATO PASSIVO
deve essere depositato entro 15 giorni dall’udienza di verifica dello stato passivo
i creditori possono presentare le osservazioni allo stato passivo al creditore fino a 5 giorni prima dell’ udienza di verifica dello stato passivo
FORMAZIONE E DICHIARAZIONE DI ESECUTIVITA’ DELLO STATO PASSIVO
L’esecutività dello stato passivo viene dichiarata mediante decreto, avverso il qiale è proponibile l’opposizione nel termine di 30 giorni

IL FALLIMENTO DELLA MANDANTE E IL MOMENTO DELLO SCIOGLIMENTO DEL RAPPORTO DI AGENZIA
In caso di fallimento della mandante, per capire se all’agente siano dovute o meno le indennità di fine rapporto è fondamentale la collocazione temporale dello scioglimento del contratto di agenzia
SE LO SCIOGLIMENTO DEL RAPPORTO AVVIENE ANTERIORMENTE ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO
O A SEGUITO DI MESSA IN LIQUIDAZIONE VOLONTARIA E CESSAZIONE DELL’ATTIVITA’ DEL PREPONENTE DIRITTO DELL’AGENTE ALLE INDENNITA’
Ratio:la risoluzione è una scelta unilaterale della mandante
PRINCIPIO PACIFICO IN DOTTRINA E GIURISPRUDENZA: LA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO DELLA MANDANTE COMPORTA L’AUTOMATICO SCIOGLIMENTO DEL RAPPORTO DI AGENZIA
Limitazioni significative alla percezione delle indennità Ratio: il rapporto cessa ipso iure, per un fatto non imputabile alla volontà della mandante

CLASSIFICAZIONE DEI CREDITI
Ai sensi dell’art. 2751 bis comma 1 n. 3
Hanno PRIVILEGIO sui mobili i crediti riguardanti:
LE PROVVIGIONI DERIVANTI DAL RAPPORTO DI AGENZIA DOVUTE PER L’ULTIMO ANNO DI PRESTAZIONE
E
LE INDENNITÀ DOVUTE PER LA CESSAZIONE DEL RAPPORTO MEDESIMO
NB. Occorre valutare caso per caso la spettanza delle singole indennità anche in ragione della struttura societaria dell’agente come si vedrà in seguito
I creditori privilegiati, essendo titolari di un credito garantito da cause di prelazione, hanno diritto ad essere soddisfatti integralmente con precedenza sui creditori chirografari.
A seconda dell’importanza del credito o della prelazione, l’ordine di pagamento dei suddetti crediti viene stabilito dalla legge.
Qualora il creditore privilegiato non venisse soddisfatto integralmente può concorrere per la somma residua con i creditori chirografari.
I creditori chirografari, invece, sono titolari di crediti privi di cause di prelazione e pertanto partecipano alla liquidazione del patrimonio del fallito sulla base dell’importo del credito al momento della dichiarazione di fallimento, venendo soddisfatti tutti in base alla stessa misura percentuale solo dopo il soddisfacimento di tutti i creditori privilegiati.

CLASSIFICAZIONE DEI CREDITI IN BASE ALLA STRUTTURA SOCIALE DELL’AGENTE
Se l’agente è una
PERSONA FISICA
O
SOCIETA’ DI PERSONE (Società in nome collettivo, Società in Accomandita Semplice)
GODE DEL PRIVILEGIO EX ART. 2751 BIS COMMA 1 N. 3 C.C.
Se l’agente è una
PERSONA GIURIDICA
O
SOCIETA’ DI CAPITALI
(Società a Responsabilità Limitata, Società per Azioni)
NON GODE DEL PRIVILEGIO,
CREDITO IN CHIROGRAFO
Principio ribadito dalla recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, 16 dicembre 2013, n.27986, risolutiva del contrasto giurisprudenziale: “la disposizione, di cui all’art. 2751-bis, numero 3), cod. civ. (…) secondo la quale «Hanno privilegio generale sui mobili i crediti riguardanti: […] 3) le provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia dovute per l’ultimo anno di prestazione e le indennità dovute per la cessazione del rapporto medesimo» , deve essere interpretata, in conformità con l’art. 3 Cost. ed in sintonia con la ratio dello stesso art. 2751-bis cod. civ., nel senso che il privilegio dei crediti ivi previsto non assiste i crediti per provvigioni spettanti alla società di capitali che eserciti l’attività di agente”.

PROVVIGIONI
Le provvigioni sono SEMPRE dovute all’agente:
– Quelle dovute per il periodo relativo all’ultimo anno di prestazione ->Non dalla dichiarazione di fallimento ma dalla cessazione del rapporto di agenzia.
Sono sostenute da Privilegio ex art. 2751 bis comma 1 n. 3
Le provvigioni derivanti dal rapporto di agenzia dovute per il periodo anteriore all’ultimo anno di prestazione spettano invece in chirografo
Occorre ricordare la previsione dell’art. 72 l.f. secondo la quale il curatore fallimentare ha la facoltà di non dare esecuzione ai contratti/affari promossi dall’agente prima dell’apertura della procedura concorsuale.
Se il curatore si avvale di questa facoltà, all’agente non spettano le relative provvigioni.

LE INDENNITA’ DI FINE RAPPORTO  FIRR
All’atto della cessazione del rapporto, spetta all’agente o rappresentante una indennità calcolata sulla base delle provvigioni maturate e liquidate fino al momento della cessazione stessa
(art. 13 AEC 16.02.2009 settore COMMERCIO – art. 10 AEC 30.07.2014 settore INDUSTRIA) Il FIRR spetta SEMPRE all’ agente in Privilegio ex art. 2751 bis comma 1 n. 3
in quanto commisurato alle provvigioni che l’agente perde in seguito alla risoluzione del rapporto LA PARTE VERSATA VIENE COMUNQUE VERSATA ALL’ENASARCO
FIRR NON VERSATO-> è un credito nei confronti della mandante  Attenzione: quando l’agente è una persona giuridica non gode di privilegio, e pertanto spetta in chirografo

INDENNITA’ SUPPLETIVA DI CLIENTELA
E’ dovuta all’agente SOLO se lo scioglimento avviene in un momento anteriore rispetto alla procedura AEC COMMERCIO
l’indennità è dovuta solamente “se il rapporto si scioglie per iniziativa della casa mandante (per fatto non imputabile all’Agente)”
Quindi:
– non dovuta in caso di scioglimento automatico a seguito di fallimento:. – dovuta in caso di risoluzione del rapporto per volontà del liquidatore ex art 72 l.f. (MESSA IN LIQUIDAZIONE PRECEDENTE A FALLIMENTO) AEC INDUSTRIA
prevedono che l’indennità spetti “all’atto di scioglimento del rapporto” Quindi: è sempre dovuta, a prescindere dalla ragione dello scioglimento del rapporto di agenzia (Interpretazione di favore per l’agente ma controversa in giuriprudenza)

ASPETTI PROBLEMATICI SULLA NATURA DELL’INDENNITA’ SUPPLETIVA DI CLIENTELA

Art. 2751 bis comma 1 n. 3) Conferisce il grado di privilegio alle indennità derivanti dal rapporto di agenzia, senza alcun tipo di limitazione alcuni tribunali, dando un’interpretazione corretta della norma ritengono che l’indennità suppletiva di clientela abbia natura di credito privilegiato.
Altri tribunali invece negano il privilegio di questa indennità, ritenendo che la stessa abbia mera natura risarcitoria (es. Trib. Roma 19/9/2007) Si tratta di una tesi del tutto errata e ciò anche alla luce degli accordi economici collettivi sia del settore commercio che del settore industria, laddove si specifica che l’indennità suppletiva di clientela dia attuazione alle disposizioni comunitarie e all’articolo 1751 del codice civile.
N.B. La disciplina appena enunciata, si applica – con le medesime valutazioni ,anche all’INDENNITÀ MERITOCRATICA ASPETTI PROBLEMATICI SULLA NATURA DELL’INDENNITA’ SUPPLETIVA DI CLIENTELA.

INDENNITA’ EX ART 1751 C.C.
L’indennità prevista dall’art.1751 c.c. è dovuta all’agente indipendentemente dalla causa di scioglimento del rapporto, salvi i casi in cui:
– l’agente risolve il rapporto senza una giusta causa (a meno che il recesso non sia giustificabile da circostanze attribuibili al preponente o all’agente quali età, infermità o malattia che non consentano la prosecuzione del rapporto);  la mandante risolver il rapporto per una giusta causa imputabile all’agente
L’indennità ex 1751 c.c., essendo commisurata alle provvigioni perse dall’agente a causa della risoluzione del rapporto, gode di privilegio ex art. 2751 bis comma 1 n. 3)
Problema -> difficile dimostrazione dell’esistenza dei presupposti previsti dal 1751 c.c. alla luce della rigidità della giurisprudenza dei tribunali di merito.

INDENNITA’ DI MANCATO PREAVVISO

E’ DOVUTA ALL’AGENTE SOLO SE Il rapporto si è risolto anteriormente alla dichiarazione di fallimento, quindi nei casi in cui
la mandante abbia receduto senza giusta causa, senza e senza rispetto del termine di preavviso, o l’agente abbia receduto per giusta causa dal rapporto medesimo.
Non è dovuta:
in caso di scioglimento automatico del rapporto a seguito della dichiarazione di fallimento (il rapporto si risolve ipso iure e non per volontà della mandante)
N.B. In caso di CONCORDATO PREVENTIVO l’indennità di mancato preavviso è dovuta salvo che lo scioglimento del rapporto avvenga su iniziativa del commissario.
In tal caso all’agente è dovuto un semplice indennizzo previsto dall’art. 169 bis l.f..

Nei casi in cui l’indennità di mancato preavviso risulti dovuta all’agente, si tratta di un credito di tipo chirografario, attesa la natura meramente risarcitoria della stessa (Cass. Civ. Sez. Lav., 24776/2013)

LA PROCEDURA DI CONCORDATO PREVENTIVO PRESUPPOSTI PER LA PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA
Per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo occorre la presentazione di una domanda da parte dell’imprenditore che si trova in stato di crisi/insolvenza, con cui lo stesso propone ai suoi creditori un piano teso a consentire la loro soddisfazione in qualsiasi forma. Anche per questa procedura concorsuale sono previste delle soglie di fallibilità:
a) aver avuto (almeno per una volta) nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della domanda di concordato, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore 300.000,00
b) aver realizzato (almeno per una volta e in qualunque modo risulti), nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della domanda di concordato, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo superiore a 200.000,00 euro;
c) avere un ammontare di debiti, anche non scaduti, superiore ai 300.000,00 Euro

IL PIANO DI CONCORDATO PREVENTIVO
– La procedura di concordato richiede la redazione di un piano contenente la determinazione delle modalità e dei tempi di esecuzione.
– può prevedere vari tipi di soddisfacimento dei creditori, ad es. attraverso cessioni di beni o attribuzione ai creditori di azioni.
– può prevedere una suddivisione dei creditori in classi, che per legge deve avvenire secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei, ai quali riservare trattamenti differenziati ma sempre nel rispetto della parità di trattamento dei creditori.
– La particolarità per questo tipo di procedura è che non è richiesta una soddisfazione integrale dei creditori neppure dei creditori privilegiati (il piano può prevedere una soddisfazione parziale)
– Il piano deve essere attestato da un professionista, nominato dall’impresa e avente i requisiti previsti dalla legge.
Dal giorno della presentazione della domanda e sino al giorno della pronuncia dell’eventuale decreto di ammissione, i creditori per titolo e causa anteriore al decreto di ammissione non possono iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore

LA PRECISAZIONE DEL CREDITO – VERIFICA DEI DIRITTI DEI CREDITORI
A differenza di quanto previsto per la procedura fallimentare, i crediti sono quelli risultanti dalla contabilità e dalle precisazioni fatte dai creditori su invito della procedura. -> per la nota di precisazione del credito in sede di concordato preventivo valgono le considerazioni già svolte circa l’insinuazione allo stato passivo.
L’art. 171 l.f. prevede l’individuazione, da parte del commissario giudiziale, dei creditori aventi diritto al voto in funzione del calcolo delle maggioranze prescritte dalla legge sulla base dell’elenco nominativo dei creditori fornito dallo stesso debitore. Il commissario giudiziale convoca i creditori per l’adunanza dei creditori entro 30 giorni con una comunicazione contenente anche il piano proposto dal debitore.
Diritto al voto
I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ancorché la garanzia sia contestata, dei quali la proposta di concordato prevede l’integrale pagamento, non hanno diritto al voto se non rinunciano al loro diritto di prelazione-> I CREDITORI PRIVILEGIATI, QUINDI, NON POSSONO VOTARE! Maggioranze
-> per l’approvazione del concordato è indispensabile il voto favorevole dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto.
Se sono previste diverse classi di creditori, l’approvazione del concordato viene raggiunta nel caso in cui tale maggioranza si verifichi nel maggior numero di classi.

ADUNANZA DEI CREDITORI E OMOLOGAZIONE DEL CONCORDATO PREVENTIVO
All’adunanza dei creditori, presieduta dal giudice delegato, si discute sulla proposta di concordato tra creditori e debitore.
Il tribunale, riscontrata la maggioranza dei crediti ammessi al voto, provvede all’omologazione del concordato con decreto motivato comunicato al debitore e al commissario giudiziale che provvede a darne notizia ai creditori, nonché di pubblicarlo e affiggerlo a norma dell’articolo 17 l.fall.
In caso di mancanza delle maggioranze previste dalla l.f., la proposta di concordato viene dichiarata inammissibile con decreto del Tribunale.
Con il decreto di omologazione si chiude la procedura di concordato preventivo, a patto che l’omologazione stessa intervenga nel termine di sei mesi dalla presentazione del ricorso, termine prorogabile di sessanta giorni per una sola volta, con apposito decreto del tribunale (cfr. art. 181 l.fall.).

EFFETTI DELL’OMOLOGAZIONE DEL CONCORDATO PREVENTIVO:
– blocco definitivo delle azioni cautelari ed esecutive consentite le azioni dirette ad accertare l’esistenza e l’ammontare di un credito mancando nel concordato preventivo un formale procedimento di verifica dei crediti; sono ammesse, oltre alle azioni di accertamento di un credito, anche le azioni volte ad ottenere la condanna del debito esenzione da azione revocatoria per gli atti compiuti in esecuzione del concordato, in caso di fallimento successivo può essere chiesto di sciogliersi dai contratti di esecuzione ma in questo caso deve essere riconosciuto in indennizzo equivalente al risarcimento del danno conseguente al mancato adempimento.

L’EFFETTO DELLA DOMANDA DI CONCORDATO PREVENTIVO SUI RAPPORTI DI AGENZIA
La legge fallimentare non dispone nulla in merito agli effetti del concordato preventivo sui “rapporti giuridici pendenti”:
la dottrina ritiene che durante la procedura concorsuale i contratti non cessino, salvo che la risoluzione del contratto sia già prevista nel piano predisposto dal preponente.
Quindi il recesso avviene per volontà del preponente e l’agente ha diritto all’indennità sostitutiva del mancato preavviso che alla indennità suppletiva di clientela (e, a maggior ragione, ricorrendone i presupposti, all’indennità ex art. 1751 c.c.).
Nel caso in cui non vi siano previsioni all’interno del piano concordatario fermo restando che il contratto continua ad essere valido ed efficace, la preponente ammessa al concordato può chiedere di essere autorizzata alla sospensione del contratto per non più di 60 giorni prorogabili una sola volta.

Qualora invece il piano del concordato preveda la prosecuzione del rapporto per continuità aziendale ex art. 186 bis, 3° co., L.F., le provvigioni maturate prima dell’ammissione della preponente alla procedura concorsuale verranno pagate, in via privilegiata (quelle maturate nell’ultimo anno di attività), nel rispetto dei termini e delle condizioni del concordato, mentre le provvigioni maturate successivamente dovranno essere soddisfatte in prededuzione, trattandosi di credito sorto in occasione o in funzione della procedura.

Fonte della pagina :Avv. Andrea Mortara Le insinuazioni fallimentari nel contratto di agenzia  Milano, 23 marzo 2015